Tag Archives: Pensieri e Sapori

Le ricette antiche di Pantelleria: braciole al sugo

La cuoca Giuseppa Lo Pinto, questa domenica ha deliziato il palato dei suoi fortunati commensali con un piatto eccezionale: le braciole al sugo. Questa pietanza fa parte della tradizione di Pantelleria più antica e, pur potendo costituire un piatto unico, si consiglia di usare il sugo per il condimento di pasta fatta in casa, acqua e farina, tipo i  maccarruna

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Epifania secondo lo scrittore Fabio D’Anna

Epifania non è solo culto della divinità, prima greca poi cristiana, è fede laica nel viaggio- metafora della ricerca di se stessi- capacità di mantenere intatto il desiderio dello stupore, della rivelazione, dell’apparizione. Ognuno è chiamato al viaggio sin dalla nascita, un viaggio che ha percorsi diversi per ogni persona. Si possono incontrare i Re Magi, oppure sentirsi uno di

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A Pantelleria per Santa Lucia si fa la “Cuccia”

No, non è il ricovero del cane, infatti la parola deve esser letta con la cadenza di Lucia! Precisato questo, dunque, per una delle sante più importanti e venerate d’Italia, Pantelleria offre un piatto ad hoc: la cuccia. Il nome del piatto, probabilmente, deriva da chicco di grano e trattasi di un dessert fresco, nonostante la presenza di importanti elementi

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“Il gatto e le ombre” di Fabio D’Anna

Il gatto e le ombre. Il mio gatto, che non sa di essere mio come io ignoro d’essere suo, gioca con le ombre. Le insegue talvolta, altre le crea, le sormonta, le divora, inscena lotte in cui e’ vittima e carnefice, ombra della sua forma e corpo dell’ombra stessa. Salta, piroetta, scatta, afferra l’immagine della preda che raggiunta scompare. Somigliano

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“Lignutorto e la cavallina sardignola”, ricordi di infanzia pantesca

Il forte maestrale spettinava i rami di buganvillee abbracciati al tronco della rigogliosa conifera profumata e noi ci trastullavamo lungo la strada a giocare a nascondino o a campana con i selci di quacina (calce) che trovavamo in prossimità delle case, o a creare nel giardino di casa intingoli sanguigni con i petali di geranio o di oleandro. Eravamo quattro 

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Uno spettacolo di “Ghiotta di baccalà”. Ricetta di Giuseppina Salerno di Pantelleria

Irresistibile la Ghiotta di baccalà (zuppa) che ci propone per cena la nostra Giuseppina Salerno, alacre cuoca, irrefrenabile casalinga e mamma premurosa e fiera. Anche questo piatto fa parte della tradizione pantesca e, a naso, potremo ricondurre il nome dal sapore ghiotto e gustoso che si sprigiona. Vediamo come si fa: Ingredienti: un quarto di cipolla, un filetto di baccala’

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A Pantelleria “a San Martino ogni mosto diventa vino”. Mito e meteo

“A San Martino ogni mosto diventa vino”, questo è il detto che ricorre nel giorno della festa di San Martino. La tradizione vuole che il giorno di degustazione del vino novello si preparino le sfinci, fritte nell’olio nuovo, da poco realizzato. La fragranza di quell’olio, appena spremuto dalle sapienti e generose olive pantesche, si sprigiona dall’impasto colloso di patate, acqua

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“Pensieri e Sapori”-Fabio D’Anna: a Pantelleria “Sono le donne a rappresentare la sua intima essenza…”

Pantelleria, al mattino, ha il sapore della memoria degli anziani che allontanano l’oblio della migliore vita attraverso il gioco dei ricordi incrociati, come soltanto in poche società particolari è ormai possibile. Assistervi come spettatore è un piacere e un privilegio perché, così come avviene con la lettura dei libri, consente di vivere diverse vite contemporaneamente, scomponendo le assi razionali dello

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Pantelleria – “Pensieri e Sapori”, Ghiuvanninu Stoccavacche, Mastro Panaro ancora a 95 anni

A Pantelleria tutto è arte e cultura, tutto è creatività e maestria e quando un mestiere diviene passione non conosce limiti di tempo. Così ci è di esempio il signor Giovanni D’Amico, Mastro Panaro dell’isola ancora a 95 anni. Nato il 5 aprile 1924 a Pantelleria nella frazione di quel di Conitro (tra le contrade di Khamma e Tracino),  U

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“Penseri e Sapori” e aneddoti di Pantelleria: “tu pensa a mòrere!”

Ricordo un aneddoto che mia madre mi raccontava, al punto da averlo fatto diventare un modo di dire il “tu pensa a mòrere”. C’era Rusiddra sul letto di morte che provava pena a lasciare il marito: O Tanì, ma ura chi moro, tu como campi? Cù ti coce? Tu manco un paro di quasette rinesci a truvare rinta u casciune…

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