Galeotta è l’omonimia a Pantelleria: con Giovanni D’Amico si può ricordare Sergio Endrigo

Galeotta è l’omonimia a Pantelleria: con Giovanni D’Amico si può ricordare Sergio Endrigo.

E’ successo, in un commento ad una nostra pubblicazione che di seguito riportiamo:

Marina dal tuo Giornale apprendo della scomparsa di Giovanni D’Amico l’amico pantesco di SERGIO ENDRIGO. Mi piace ricordarlo con le belle parole italiane di 1947 dedicate al Bel Paese. Al Comitato 10 Febbraio ed al Prof. Antonio Valenza un padre di quest’isola mi piacerebbe che si raccontasse di questi grandi panteschi leggendo la canzone www.rockol.it/testi/46214894/sergio-endrigo-1947. Al Maestro Armenio, a Salvatore, a Gino, familiari e a tutti quelli che hanno conosciuto #Staccavacche le mie più vive condoglianze.

Facciamo chiarezza.

L’architetto Sechi ha letto l’articolo: E’ morto Giovanni D’Amico per tutti Ghiuvanninu Staccavacche. Domani i funerali e fa menzione al grande artista italiano Sergio Endrigo.

Ma il Giovanni D’Amico, amico del cantante, aveva come soprannome “Balla cullummera” (balla con l’ombra, letteralmente) e viveva a Gadir, la prima casa sulla destra dopo il ristorante di Andrea Rizzo.

Il provetto pescatore, ma non di meno ballerino, (da qui il nomignolo), è deceduto, peraltro, tanti anni fa.

Sergio Endrigo, quando approdava a Gadir a bordo del suo magnifico veliero, aveva come tappa fissa la casa di questi.

L’episodio che si è creato ci fa capire l’importanza dei soprannomi in un contesto piccolo come quello pantesco, dove i nomi e cognomi si ripetono, spesso senza alcuna parentela, e l’unico sistema per distinguere le persone resta quello della cosiddetta “ingiuria”. (approfondiremo l’argomento in altro articolo)

Bube Sechi, graziosamente, ha voluto ricordare il cantante con una sua splendida canzone.

Da quella volta
non l’ho rivista più,
cosa sarà
della mia città.

Ho visto il mondo
e mi domando se
sarei lo stesso
se fossi ancora là.

Non so perché
stasera penso a te,
strada fiorita
della gioventù.

Come vorrei
essere un albero, che sa
dove nasce
e dove morirà.

È troppo tardi
per ritornare ormai,
nessuno più
mi riconoscerà.

La sera è un sogno
che non si avvera mai,
essere un altro
e, invece, sono io.

Da quella volta
non ti ho trovato più,
strada fiorita
della gioventù.

Come vorrei
essere un albero, che sa
dove nasce
e dove morirà.

Come vorrei
essere un albero, che sa
dove nasce
e dove morirà

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