Pantelleria – “Pensieri e Sapori”, Ghiuvanninu Stoccavacche, Mastro Panaro ancora a 95 anni

A Pantelleria tutto è arte e cultura, tutto è creatività e maestria e quando un mestiere diviene passione non conosce limiti di tempo.

Così ci è di esempio il signor Giovanni D’Amico, Mastro Panaro dell’isola ancora a 95 anni.

Nato il 5 aprile 1924 a Pantelleria nella frazione di quel di Conitro (tra le contrade di Khamma e Tracino),  U Zu’ Ghiuvannino Stoccavacche era primo di cinque fratelli, figlio di Antonia e Erminio .

Con quegli occhi marroni vispi e luminosi di vitalità, svolgeva fino a pochi anni fa anche i  mestieri di muratore e contadino che hanno accentuato le sue rughe, profonde di sapienza e di tante cose viste e vissute sulla sua isola.

 

Dalla pelle assottigliata dal tempo traspaiono vene instancabili dove il sangue è misto a passione e voglia di vivere con discrezione e onorabilità.

Quando era ancora un ragazzino si avvicinò all’arte dei panieri, e mai, forse avrebbe immaginato di arrivare ad una età simile tra “cannizze di sciaccule e canne”, per riparare la casa dal caldo e dagli insetti, cesti per accogliere amabilmente uva e pesce, e nasse per la pesca prosperosa di munaceddre, viole e pizzerrè.

Tanti giovani isolani si sono avvicinati al Maestro per apprendere questo mestiere, sempre più desueto e che rischia l’estinzione.

Non è da poco, che lo si pensi un mestiere o un hobby: raccogliere  virghe (rami) di olivo e mirto e le canne, le prime vanno bagnate le seconde tagliate a striscioline, per poi esse intrecciate con abilità e pazienza.

Ancora oggi, dopo una saporita colazione a base di caffè e latte di vacca, magari appena munto (a Pantelleria si può ancora facilmente trovare) e viscutteddro (pane biscottato), immerso fino ad ammorbidirlo, con i semi di finocchio che conferiscono un’aroma tutto speciale; indossa la sua camicia e i pantaloni da lavoro e si mette a creare cesti e cestini di diverse misure con o senza manici.

A proposito di vacche: il soprannome gli deriva dal nonno, così prestante che era imbattibile a braccio di ferro con gli amici del Gadir, così forte da poter “stoccare” (rompere) le vacche.

La sua capacità, con le sue grandi mane ferme e delicatamente caparbie tra rami e canne, diventa arte, traccia di una cultura tutta pantesca, da conservare come reliquia e ricordo di Mastro Ghiuvanni Stoccavacche, dal dolce e generoso sorriso.

Marina Cozzo

 

 

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